Tempi e modi dello sviluppo urbano di Marsicovetere
cenni storici
Le origini dell'insediamento pare possano farsi risalire al periodo del Neolitico: da esso fino all'Età del Bronzo, infatti, è accertata l'esistenza di una “civitas” con caratteristiche di fortificazione (presso l'attuale "Tuppo di San Nicola"), che Strabone indicava con il nome di " Vertina". Si hanno poi notizie d'insediamenti di gruppi umani che vissero qui durante il periodo della colonizzazione greca (dal XVIII sec.a.C.) e della successiva conquista dei lucani prima, e, due secoli dopo, dei Romani, che fondarono l'avamposto militare Grumentum nel III sec a.C.
Il regime romano del latifondo portò alla degradazione del suolo, reso più impervio dalla carenza di strade e dalla poca densità della popolazione contratta in insediamenti sparsi, in alto sulla montagna, per sfuggire alla malaria che, fino ai nostri giorni, condizionerà la millenaria vita di questa civiltà. Tra tali insediamenti o “pagus” vi è il ristretto perimetro della “civitas” di Marsicovetere.
Dopo la distruzione di Grumentum (878d.C.), il “pagus” o “vicus” di Marsicovetere sarà abitato da gruppi umani che sfuggirono alle incursioni dei Saraceni, che usavano risalire l'Agri nella conquista del territorio.
Un primo certo documento, del 1188, ci testimonia che Marsicovetere era un castello, poco più che una fortezza, con un piccolo borgo intorno, adibita a resistenza abituale del “ signore” Batolomeo, munita di mura difensive.
In questi anni , il signore Bartolomeo dona all'abate di Marsiconuovo, la chiesa di Santa Maria di Marsicovetere definendo in questo modo un doppio legame tra Marsicovetere e Marsiconuovo :dipendenza religiosa, perché Marsico Nuovo è sede vescovile di badie e conventi ,dipendenza economica , perché i contadini lavoreranno per secoli su terreni e beni mobili di proprietà di enti ecclesiastici o feudali di Marsico Nuovo, per voto e devozioni dei signori del borgo vecchio.
Nel periodo normanno-svevo, Marsicovetere appartenne al Giustizierato di Basilicata ed è un centro di non più 140 persone.
Nel 1277 è tassato per 19 fuochi, vale a dire che è formato da poco più di una ventina di nuclei famigliari, composti ognuno da quattro o sei persone.
D'ora in poi, le vicende del borgo verranno scandite dagli eventi principali che interessano la diffusione e l'affermazione del Cristianesimo.
Dopo i Benedettini cavesi, il Cristianesimo, venne diffuso ed istituzionalizzato dai Francescani. Nel 1334 giunse a Marsicovetere un francescano dissidente , che fuggiva da Subiaco per contrasti con la curia romana e con la politica ecclesiastica della gerarchia francescana: Angelo Clareno.
Nato nel 1240, era diventato il capo della setta dei “Fraticelli della povera vita” e concludeva la sua intensa esperienza spirituale in Val D'Agri, venendo a fondare una chiesa madre , a S.Maria dell'Aspro. La religione di Clareno era una forma di quello spontaneismo che solo in un periodo successivo vedrà canalizzato il proprio bisogno di soprannaturale nella forma della mediazione offerta dalla chiesa romana, che, viceversa, in questo periodo, delude, accusata di corruzione.
Clareno attirava gente a Marsicovetere, avendo prodotto in quest'ultimo ricco triennio, un'effervescenza religiosa, basata su di una spiritualità che predicava il rinnovamento della vita.
Il misticismo francescano aveva utilizzato il profetismo per diffondere fra la popolazione un clima di “attesa”, aspettativa dell'arrivo della nuova era dello Spirito Santo.
Clareno, traduttore delle regole di San Basile, riesce ad attirare queste povere ed incolte popolazioni trasferendo l'utopia religiosa del rinnovamento dalla passata esaltazione della vita di San Francesco verso il futuro prossimo, un tempo verso cui tutti possano orientare il proprio progetto di vita, esaltando, nelle prediche e lettere, l'imminente trionfo dei veri poveri, dei veri fedeli. Era venuto in queste terre per morire solitario tra poveri (“ ut remotus iter pauperes moriar”). Ma Clareno era stato accolto come un taumaturgo, su cui si erano riversate, per proiezione psicologica, le ansie collettive di questo entroterra selvaggio.
Vecchio, stanco e consumato, Clareno si spense il 15 Giugno 1337.
Questo spontaneismo religioso, di colpo, si spense nel nulla. Neppure un decennio dopo, anche la valle entrò nella crisi del Trecento, che ne sconvolse l'assetto per oltre un secolo.
L'età moderna ,periodo meglio documentato,vi ritroviamo le tre caratteristiche storiche fondamentali : la ripresa demografica ;la nuova feudalizzazione baronale;l'estensione ed il consolidamento del potere e delle istituzioni ecclesiastiche.
La crescita dei fuochi e della popolazione di Marsicovetere è la seguente:
ANNI |
1532 |
1545 |
1561 |
1595 |
1648 |
1669 |
fine ‘700 |
1816 |
1831 |
1848 |
1853 |
1860 |
FUOCHI |
286 |
326 |
356 |
302 |
232 |
66 |
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POPOLAZIONE |
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3100 |
2951 |
3343 |
3644 |
3585 |
3674 |
Dei circa 120 abitanti del 1277 , nel 1561, punta più alta per lo sviluppo di questo paese, la densità raggiunse i tremila abitanti ,che però significativamente (per lo squilibrio tra risorse e popolazione) è già in calo nel 1595 e subisce un tracollo decisivo con la peste del 1656 che riduce Marsicovetere a meno di 600 abitanti. Questa mortalità eccessiva e l'oscillazione delle curve demografiche sono da collegare non solo all'epidemie ed ai terremoti ma pure alle carestie cicliche ed alla errata conduzione dei terreni che seguendo il noto ciclo moderno , erano concause nell'adeguare la popolazione alle risorse economiche prodotte da una comunità.
Il potere feudale , particolaristico , in questa periferia si articolò come conseguenza del rafforzarsi della monarchia dello Stato moderno e re Federico il 28 Dicembre 1498 investì Giovanni Caracciolo quale principe di Marsicovetere, famiglia che terrà questo feudo fino al 1777.
Oltre al palazzo , costruito nel paese, i Caracciolo edificarono un casino con peschiera a Pedali (insediamento di valle” , con vigne intorno .
Nel 1777 il feudo fu venduto al “ magnifico” marsicoveterese Bernardo Brussone, ricco appartenente al ceto civile e dottore in legge.
Contro l'infeudamento della famiglia Brussone iniziarono le trame d'alcuni zelanti d'altre famiglie borghesi che non volevano finire sotto la giurisdizione, più presente ed oppressiva, di un signore locale.
Il 20 Gennaio 1778, l'arciprete don Flavio Marini, don Saverio Maffei e don Donato Piccininno proclamarono Marsicovetere “Città Regia”, chiedendo al sovrano che riconoscesse il paese come appartenente al Regio Demanio, fatto che, nelle intenzioni avrebbe comportato esenzioni fiscali ed amministrative e determinato una maggiore libertà dell'Universitas, del comune, che si liberava, in tal modo, dal giogo e dalla giurisdizione feudale.
L'Università rimase al Regio Demanio fino al 1806.
Nonostante tutto, la valle conserva l'immagine di sostanziale povertà. Tale condizione viene attribuita, dai vescovi, ai feudatari, che intendevano realizzare i più alti profitti dal feudo assegnato in realtà i fattori erano molteplici: la peste del 1594, il suolo, il clima, la carenza di culture succedanee, la lontananza di porti, e l'assenza di strade per le carrozze, l'assenza di commercio, le leggi restrittive del Viceregno e dell'Università.
Le popolazioni, in genere, sono industriose, e vivono con strenuo lavoro, pur rimanendo nella miseria, a causa dell'eccessivo peso fiscale e dell'ampliamento di fame e di povertà si assiste ai vani tentativi di ribellione, mentre l'Università era dominata dalle lotte che le varie famiglie si facevano per la designazione alle cariche amministrative, il solo posticino che garantiva il poco spazio di libertà lasciato dal feudatario.
La rivoluzione antifeudale e antibaronale è la grande protagonista del XVII secolo: in essa si era coagulato un fronte sociale antifeudale, in cui per la prima volta, si trovarono uniti i ceti subalterni dei contadini dei professionisti, degli artigiani e dei proprietari, uniti nella lotta contro i poteri giurisdizionali ed economici del baronaggio.Ma l'alleanza politica fra i baroni e i viceré, la caduta di Napoli e la debolezza di prospettive politiche fece crollare le forze della rivoluzione, con la resa rassegnata della subordinazione al potere baronale.
Il XVIII secolo è caratterizzato, soprattutto, da un'eccezionale ripresa demografica, la popolazione di Marsicovetere, infatti, quadruplica: gli abitanti passano da circa 700 a 3100, con gravi squilibri, però, rispetto alle risorse disponibili.
Fra alterne vicende nel 1860 passò al Regno d'Italia ed in questo periodo fu teatro delle imprese dei briganti lucani che trovarono uno dei loro più famosi rifugi tra i boschi del Volturino.
Nel 1881 Marsicovetere contava 3002 abitanti, ed in questo periodo comincia la lenta ed inesorabile migrazione verso gli Stati Uniti e l'Australia fino alla Seconda guerra mondiale e nel recente passato, verso le città del nord Italia.
Attualmente Marsicovetere conta piu di 5.000 abitanti ed è formato oltre che dal Centro Storico anche dalle frazioni di Villa D'Agri(di cica 4.000 abitanti) e Barricelle.
Arch. Raffaella Pascale